sorbettiera (Carapina, #sorbettiera#, per il gelato pronto alla vendita, STRUMENTI E ACCESSORI)
https://w3id.org/arco/resource/DemoEthnoAnthropologicalHeritage/0500714252 an entity of type: DemoEthnoAnthropologicalHeritage
Carapina, #sorbettiera#, per il gelato pronto alla vendita, bene semplice
sorbettiera (Carapina, #sorbettiera#, per il gelato pronto alla vendita, STRUMENTI E ACCESSORI)
sorbettiera (Carapina, #sorbettiera#, per il gelato pronto alla vendita, STRUMENTI E ACCESSORI)
Recipiente in ceramica bianca di forma cilindrica per contenere il gelato pronto alla vendita
sorbettiera (Carapina, #sorbettiera#, bene semplice)
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L’oggetto fa parte di una piccola raccolta della famiglia di gelatieri Panciera, originari di Fusine, Val di Zoldo. Le sorbettiere sono riferibili principalmente all’attività di Leandro Panciera e della sua famiglia a Kleve in Germania. Questo tipo di recipienti, rientranti nella definizione di carapine o carapigne, vengono identificate dai detentori e praticanti come #sorbettiere#. Comunemente il termine sorbettiera identifica la macchina per creare i gelati. Le #sorbettiere# in ceramica bianca erano utilizzate per contenere il gelato prodotto nel laboratorio e venivano posizionate all’interno del banco di vendita in un altro recipiente immerso in una soluzione refrigerante. Il gelato era così conservato al buio, preservandolo il più possibile dal contatto con l'aria per far sì che non perdesse freschezza, volume e non subisse alterazioni di qualità. Non vi sono dati disponibili sul luogo di produzione della sorbettiera. Molte testimonianze orali raccolte tra i gelatieri riportano che queste sorbettiere erano prodotte da diverse manifatture anche estere (molti citano una provenienza polacca, altri bavarese, altri invece una provenienza italiana, come italiana era spesso la provenienza degli arredi delle gelaterie). Erano sicuramente costose ma particolarmente apprezzate perché consentivano di mantenere la temperatura ottimale per la conservazione del gelato lungo tutta la lunghezza del cilindro. Al loro interno venivano collocati solitamente tre, massimo quattro, gusti disposti a spicchio. Il loro peso, già da vuote, è considerevole (ca. 16 kg) e aumentava ancora di più una volta riempite (potevano raggiungere oltre i 40 kg). Presentano un orlo che si ripiega verso l’interno creando una scanalatura per facilitarne la presa durante il sollevamento e lo spostamento. Nel banco della gelateria potevano essere collocate tre, massimo quattro, di queste #sorbettiere#. Le gelaterie, oltre a quelle a quelle in uso al momento ne dovevano avere altre tre/quattro di scorta per intercambiarle. Questo tipo di #sorbettiere#, a causa del peso, erano utilizzate raramente nei carretti di legno per la vendita ambulante, si preferivano sorbettiere in matallo (es. rame stagnato) posizionate nella cassa/contenitore in legno del carretto all’interno di mastelli circondati da ghiaccio e sale. Per quanto riguarda il periodo del loro utilizzo, è certo che fossero usate già dai pionieri che iniziarono l’attività di gelatieri tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento (un inventario di un’altra famiglia di gelatieri databile al 1915 riporta la presenza di 90 #sorbettiere# in porcellana valutate 10 corone austriache ognuna), ma anche nei periodi successivi e nel Secondo Dopoguerra; testimonianze orali ne riferiscono l’uso anche negli anni Sessanta e in alcuni casi anche oltre (tenendo conto che la normativa sulla tutela della sicurezza alimentare è del 1962, con regolamento attuativo nel 1980). Nel frattempo le innovazioni tecnologiche relative al banco di vendita refrigerato portarono ad abbondonare progressivamente le sorbettiere/carapine in ceramica per l’utilizzo di vetrine refrigerate con vaschette metalliche parallele che permettono al cliente di vedere i gusti offerti o per l’utilizzo di banchi con carapine dentro a pozzetti con coperchi; entrambe le soluzioni impiegano materiali ritenuti più pratici e che assicurano gli standard richiesti per la sicurezza alimentare (es. acciaio inox). Nello specifico la #sorbettiera# in oggetto è stata utilizzata nel periodo dell’attività della famiglia Panciera e di altri parenti in Austria e in Germania. Le testimonianze raccolte, in particolare quella del cugino Sergio Rizzardini, confermano che questa, insieme ad altre uguali, erano utilizzate in famiglia già negli anni Trenta in Austria. Sono state inoltre sicuramente utilizzate da Attilio Panciera (classe 1908) e dal figlio Leandro Panciera. Attualmente è conservata dall’erede, Laura Panciera, la quale rappresenta la terza generazione di gelatieri della sua famiglia, forse la quarta, dato che in una intervista fatta nel 1951 in Germania, suo nonno Attilio dichiarò che il padre aveva una gelateria pasticceria a Venezia, ma non vi sono documenti certi. Laura ha vissuto sempre “respirato” gelato e dopo una esperienza di vent’anni in Germania in diverse gelaterie fondate dal nonno Attilio Panciera e da una sua cognata Vittoria Rizzardini (era la sorella della moglie di Attilio), ha aperto una sua gelateria a Oderzo. Attilio Panciera nasce a Fusine, Val di Zoldo, si sposa con Maria Rizzardini di Coi, sempre Val di Zoldo: i due si erano conosciuti in vallata e si sono sposati in Ungheria a Budapest nel 1933, dove stavano facendo un’esperienza di gelateria. Attilio era casaro all’inizio, sapeva lavorare il latte e ha imparato a fare il gelato a Budapest. Nel 1939 la coppia si trasferisce a Kleve in Renania Settentrionale Vestfalia dove raggiungono la cognata Vittoria Rizzardini che là aveva aperto una attività con il marito Costante Piva. La guerra li costrinse a ritornare in Italia. Kleve venne pesantemente bombardata. Nel 1948-49 circa Attilio è a Kleve e con il cognato e rimettono in piedi l’attività. Inizialmente si faceva gelato con quello che si poteva, in un punto vendita improvvisato tra le macerie. L’attività ritornò presto alla normalità e si aprirono tre punti vendita tutti gestiti dalle due famiglie Panciera-Rizzardini insieme. Leandro Panciera nasce nel 1934 a Oderzo TV, non in Val di Zoldo perché la famiglia si era trasferita. Durante il periodo della scuola Leandro restava a Oderzo con una zia. Inizia la sua attività in gelateria nel 1949 a 15 anni. Nel 1970 alla morte di Attilio, Leandro inizia a gestire l’attività in società con la zia Vittoria e con il cugino Giorgio Piva (società Piva Panciera, poi solo Panciera con il ritiro della zia e del cugino). Laura Panciera nasce nel 1970 a Oderzo. La madre proveniva da Pramaggiore VE. Anche lei aveva iniziato con una prima esperienza in gelateria a Stoccarda nel 1965. L’anno dopo un’amica la convince a fare un’altra stagione proprio a Kleve dai Panciera e lì conosce Leandro. Si sposarono nel 1969. Laura in età scolare, mentre i genitori erano in Germania, restava in Italia con la zia Ines, sorella di Leandro. Dagli anni Novanta inizia a collaborare nell’attività di famiglia e dal 1998 al 2015 Laura gestirà la gelateria con il marito. Con i suoi figli ha fatto una scelta precisa: restava più a lungo in Italia i mesi di marzo, aprile e maggio, poi partiva per il clou della stagione estiva e rientrava a metà settembre per lasciarli il meno possibile da soli. Dopo l’esperienza in Germania Laura decide di rientrare in Italia e di aprire una gelateria proprio a Oderzo Gelateria Panciera. I dati di campo sono stati raccolti da Claudia Cottica durante la ricerca etnografica condotta nel 2020-2021 per il Comune di Val di Zoldo-Progetto Museo del Gelato e dei Gelatieri
Recipiente in ceramica bianca di forma cilindrica per contenere il gelato pronto alla vendita
sorbettiera
Oderzo (TV)
0500714252
carapina, #sorbettiera# per il gelato pronto alla vendita
proprietà privata
ceramica/ gres
cottura, tornitura, verniciatura