Il Castello di Envie con figure a passeggio nel parco, Veduta del castello di Envie (disegno) by Piacenza Carlo (secondo quarto XIX)
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disegno Veduta del castello di Envie
Il Castello di Envie con figure a passeggio nel parco, Veduta del castello di Envie (disegno) by Piacenza Carlo (secondo quarto XIX)
Il Castello di Envie con figure a passeggio nel parco, Veduta del castello di Envie (disegno) di Piacenza Carlo (secondo quarto XIX)
1843-1843
Disegno ad acquerello su carta raffigurante il castello di Envie con figure che passeggiano nel parco
Il Castello di Envie con figure a passeggio nel parco, Veduta del castello di Envie (disegno)
00408584
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0100408584
Soggetto di questa veduta di Carlo Piacenza è il castello di Envie, voluto da Tommaso I di Saluzzo all’imbocco della valle Po nel XIII secolo. Ricostruito dopo un incendio nel XV secolo, fu nuovamente demolito da Carlo Emanuele I e venne infine restaurato nella prima metà del XIX secolo in stile neogotico per iniziativa del conte Guasco del Castelletto. Partecipe delle preferenze di gusto della corte e di Roberto d’Azeglio, che negli stessi anni aveva edificato il castello del Roccolo di Busca, Guasco ospitò abitualmente l’entourage della famiglia Tapparelli d’Azeglio, facendo del suo castello uno dei luoghi di riferimento per gli intellettuali piemontesi, fra cui Silvio Pellico, anche oltre la metà del secolo. Come nota Carla Enrica Spantigati nell’ampia relazione storico-critica che accompagna il provvedimento di tutela e a cui si rimanda (cfr. FNT), una lettera documenta la presenza ad Envie del marchese Massimo proprio nell’estate del 1843, data di esecuzione dell’opera: “Sono da quindici giorni in villa con un mio amico marchese Guasco, che è stato in collegio con Manzoni…. Il suo castello arcigotico [sta] sull’ultimo pendio delle Alpi e domina la pianura. Sono alloggiato in un’antica torre tonda che s’alza in un angolo del cortile” (lettera a Luisa Blondel, 21 settembre 1843, in Virlogeux, Epistolario, vol. II, Torino 1989, p. 195). L’acquerello rappresenta così una delle testimonianze della frequentazione dei luoghi dell’antico marchesato di Saluzzo da parte di esponenti della generazione romantica attratti nell’orbita culturale azegliana. Il pittore torinese ne era parte fin dagli anni giovanili, quando aveva delineato alcuni soggetti tratti dalla collezione del Principe Eugenio di Savoia-Soissons per la Reale Galleria Illustrata, impresa editoriale composta da tavole di traduzione da dipinti della pinacoteca sabauda, allora diretta da Roberto d’Azeglio. Pur raffigurando un monumento neogotico, la veduta del castello di Envie non insiste su scelte troubadour (le figure inserite nel paesaggio sono in abiti contemporanei), a quella data ormai superate per il pittore, che aveva iniziato a esplorare il paesaggio piemontese dal vero, con un realismo che lo avvicinava piuttosto alle esperienze dei barbizonniers. E’ comunque accentuata l’indagine delle architetture in stile medievale, con la descrizione rafforzata della torre, della facciata con guglie e soprattutto della ghimberga in secondo piano, in contrasto con la vegetazione e il dato atmosferico resi da tocchi molto più soffusi, nei quali si esalta la tecnica appresa da Jacques Henri Juillerat. Piacenza aveva avuto la possibilità di frequentare il maestro bernese a Torino, dopo il diploma presso l’Accademia Albertina, nel 1840, quando fu ospite di Cesare della Chiesa di Benevello. Di lì a poco questi avrebbe fondato la Promotrice di Belle Arti, istituzione che, proprio a partire dall’anno di realizzazione della veduta, sarebbe diventata il principale punto di riferimento espositivo per Carlo Piacenza
41 A 12
Veduta del castello di Envie
Il Castello di Envie con figure a passeggio nel parco
Disegno ad acquerello su carta raffigurante il castello di Envie con figure che passeggiano nel parco
Veduta del castello di Envie, Il Castello di Envie con figure a passeggio nel parco
Diano d'Alba (CN)
0100408584
disegno
proprietà privata
carta avorio/ acquerellatura
bibliografia di confronto: AA.VV - 1980
bibliografia di confronto: AA.VV - 2001