protome a mascherone animale (vasca di fontana) - ambito italiano (sec. XVI)

https://w3id.org/arco/resource/HistoricOrArtisticProperty/0303267426-6 an entity of type: CulturalPropertyComponent

vasca di fontana, parete nord protome a mascherone animale
protome a mascherone animale (vasca di fontana) - ambito italiano (sec. XVI) 
protome a mascherone animale (vasca di fontana) - ambito italiano (sec. XVI) 
(?) 1519-(?) 1539 
Il Secondo Camerino dorato presenta, murata in una nicchia archivoltata della parete nord, una fontanella-acquaio composta da una vasca cilindrica sommariamente sbozzata; il getto dell’acqua era previsto dalla scultura a protome animale, con foro centrale, che corona l’insieme (il mascherone dalla fisionomia stilizzata pare ricordare un pipistrello) 
vasca di fontana 
03267426 
03 
0303267426 
La residenza vedovile di Isabella d’Este, ben più ambiziosa della precedente in Castello, venne installata all'interno di Corte Vecchia in una serie di ambienti di origine medievale, prevedendo diversi interventi strutturali coordinati dall’architetto Giovan Battista Covo. Gli apparati decorativi vennero piuttosto affidati in buona parte all’artista mantovano Lorenzo Leonbruno, il cui capolavoro è certamente la Sala della Scalcheria. La dimora vedovile - abitata già da Isabella nell'ottobre del 1520 - era dunque composta dall’appartamento residenziale di rappresentanza posto nell’ala ovest di Santa Croce (dall’adiacente cappella palatina), cui spiccavano la Galleria e la Sala Imperiale, e dall’appartamento che ospitava la sua preziosa collezione di antichità e di pitture, ovvero l’ala meridionale di Grotta, con la Scalcheria, il ‘nuovo’ Studiolo e la ‘nuova’ Grotta, oltre alle delizie del Giardino Segreto. L’ala di Santa Croce, comprendente tutto il fronte ovest del Cortile d’Onore, era congiunta con la chiesa omonima - all’epoca ancora operante come annesso oratorio - dallo snodo costituito dal Viridario-impluvium. L’appartamento grande includeva diversi ambienti eterogenei per dimensioni: da ampie sale di rappresentanza a piccoli stanzini prevalentemente destinati ad uso privato, comprendendo anche una Galleria (o Sala delle Imprese isabelliane), in origine una loggia porticata aperta sul cortile di Santa Croce. L’apparato ornamentale conservatosi è principalmente da ascriversi al terzo decennio del Cinquecento, realizzato su commissione dell’estense. Il Secondo Camerino dorato costituiva assieme al Primo Camerino dorato un unico ambiente poi tramezzato in epoca isabelliana, periodo in cui venne predisposto anche un nuovo apparato decorativo. Tutte le pareti, all’infuori di quella che separa i due locali, presentano una doppia decorazione: l'una, a girali fitomorfe su fondo neutro, collocata nella parte inferiore e dovuta alla commissione dell’estense, l'altra, di spiccato gusto tardogotico, con fregio parietale alto nel quale si alternano blasoni araldici a calendule gonzaghesche. Se quest'ultimo registro è certamente ricondursi alla prima metà del Quattrocento, sulla scia di Gerola, prima Paccagnini e in seguito De Marchi proposero di circoscriverne la realizzazione al periodo in cui Gian Francesco Gonzaga fu al potere. Oltre al fiore della casata, in un altro ambiente dell'appartamento di Santa Croce (Sala delle Calendule), si trova contestualizzata nella stessa tipologia di fregio l'impresa del Cane, propria di Gian Francesco. Su tale indizio, Paccagnini preferì porre l'ante quem al 1433, basandosi sulla mancanza di espliciti riferimenti all'investitura marchionale dell'ultimo capitano della casata (la cronologia proposta nella presente scheda pone piuttosto come estremo finale l’anno di scomparsa del Gonzaga). Sulla scorta di De Marchi, si propone di individuare nella figura di Pisanello, attivo presso la corte di Gian Francesco, l’ideatore del meraviglioso impianto ornamentale a calendule e blasoni (lo studioso colloca tale realizzazione al terzo decennio, ponendolo in relazione con il fregio del Broletto di Brescia commissionato da Pandolfo III Malatesta e forse compiuto da un collaboratore di Gentile da Fabriano). L’apparato decorativo dovuto invece alla marchesa Isabella comprende, oltre al bel ramage su grigio, anche le nicchie a conchiglia e le mostre di porta, che mostrano ancora tracce di doratura. La vasca di fontana con mascherone per la fuoriuscita dell'acqua pone interrogativi in merito alla cronologia: si presume una datazione conforme al riutilizzo isabelliano della stanza tramezzata 
48A98 
protome a mascherone animale 
Il Secondo Camerino dorato presenta, murata in una nicchia archivoltata della parete nord, una fontanella-acquaio composta da una vasca cilindrica sommariamente sbozzata; il getto dell’acqua era previsto dalla scultura a protome animale, con foro centrale, che corona l’insieme (il mascherone dalla fisionomia stilizzata pare ricordare un pipistrello) 
parete nord 
protome a mascherone animale 
Mantova (MN) 
0303267426-6 
vasca di fontana 
proprietà Stato 
marmo/ scultura 
marmo/ sagomatura 
marmo/ bocciardatura 
bibliografia di confronto: Berzaghi R - 1992 
bibliografia di confronto: Cottafavi C - 1934 
bibliografia di confronto: Giannantoni N - 1929 
bibliografia di confronto: Patricolo A - 1908 
bibliografia di confronto: L'Occaso S - 2009 
bibliografia di confronto: Paccagnini G - 1969 
bibliografia di confronto: Algeri G. (a cura di) - 2003 
bibliografia di confronto: Brown C.M - 2005 
bibliografia di confronto: Valli L - 2014 

data from the linked data cloud

Licensed under Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0). For exceptions see here