stalli del coro by Bonati Luchino detto Luchino Bianchino (sec. XVI)

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stalli del coro
stalli del coro di Bonati Luchino detto Luchino Bianchino (sec. XVI) 
stalli del coro by Bonati Luchino detto Luchino Bianchino (sec. XVI) 
1510-1510 
Il coro è formato da diciotto stalli superiori posti a destra e a sinistra del grande stallo binato centrale (nove a destra e nove a sinistra) e di dieci stalli inferiori. Pochi sono gli intagli, mentre numerosissimi i fregi ad intarsio. I dossali degli stalli superiori presentano scene varie: vedute architettoniche, alcune riconoscibili di Parma, e nature morte con oggetti vari. I riquadri posti sopra i sedili hanno delle tarsie con vari intrecci 
stalli del coro 
00160908 
08 
0800160908 
In origine gli stalli si trovavano nel coro interno delle monache Benedettine di S. Paolo. Nel 1816 furono adattati al coro della chiesa dello stesso convento e mutilati di tre sedie per parte, quindi in origine il numero totale degli stalli era di ventisei, cioè di dodici per lato e due nel mezzo. La mutilazione fu fatta eseguire dal capomastro Nicola Bettoli. Nel 1868 la chiesa di S. Paolo fu chiusa e il coro trasportato nell'Oratorio dei Rossi. La data di esecuzione del coro ci è fornita dalla Cronaca manoscritta di Leone Smagliati (Biblioteca Palatina di Parma, ms. 458, c. 458) indicata per la prima volta da Laudadeo Testi: 25 gennaio 1510. Nello stesso manoscritto è indicato pure l'esecutore Luchino Bianchino da Parma. Cadono così tutte le ipotesi miranti a mettere in dubbio la data che sta nella trabeazione degli stalli. Nelle vedute vi sono tre stemmi: due appartenenti alla badessa di S. Paolo Orsina Bergonzi ed uno con tre crescenti lunari disposti in banda appartenente a Giovanna Piacenza, nominata badessa il 3 gennaio 1507. Da questo si può dedurre che gli stalli furono ordinati ed eseguiti, in parte sotto il governo abbaziale di Orsina Bergonzi e finiti nel 1510. In questa sua importante opera Luchino Bianchino, come riscontra anche Luisa Bandera, si avvicina alla metrica cinquecentesca e rinnova la tecnica della tarsia in senso più vedutistico che prospettico con la rappresentazione di scorci della Parma tardo quattrocentesca di grande interesse. Confrontando il coro dell'oratorio con quello dello stesso autore nel Duomo di Parma, notiamo che in quest'ultimo gli inserti scolpiti, le volute, i riccioli, rientravano in una precisa tradizione "gotica" settentrionale, mentre nel nostro coro sono dominanti le cornici ad intarsio e le tarsie, mentre le volute hanno assunto un carattere di accompagnamento alle strutture. Quanto alle vedute di Parma riconosciamo il Convento di S. Paolo, scorciato da vari lati, visto in particolari ed in insieme, persino in un'ampia veduta quadrangolare. Le altre vedute sono meno agevolmente riconoscibili. Dal punto di vista stilistico, rimane da sottolineare che in quest'opera il Bianchino, nonostante alcune innovazioni, mostra di avere assunto molti schemi da Cristoforo da Lendinara; schemi che poi traduce con interesse ancor più vivo per i particolari architettonici 
Il coro è formato da diciotto stalli superiori posti a destra e a sinistra del grande stallo binato centrale (nove a destra e nove a sinistra) e di dieci stalli inferiori. Pochi sono gli intagli, mentre numerosissimi i fregi ad intarsio. I dossali degli stalli superiori presentano scene varie: vedute architettoniche, alcune riconoscibili di Parma, e nature morte con oggetti vari. I riquadri posti sopra i sedili hanno delle tarsie con vari intrecci 
stalli del coro 
Parma (PR) 
0800160908 
stalli del coro 
proprietà Ente religioso cattolico 
legno/ intarsio 
bibliografia specifica: Bandera L - 1972 
bibliografia specifica: Ferretti M - 1985 
bibliografia specifica: Fornari Schianchi L - 1996 
bibliografia specifica: Quintavalle A. C - 1962 
bibliografia specifica: Santangelo A - 1934 
bibliografia specifica: Farinelli L./ Mendogni P. P - 1981 
bibliografia di confronto: Thieme V./ Becker F - 1907-1950 
bibliografia specifica: Castello S - 1996 

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