Archivio Gioja by Gioja, Edoardo, Anschütz, Ottomar, Mang, Michele, Rappaini, Giovanni Battista, Fototipia Danesi (XIX-XX)

https://w3id.org/arco/resource/PhotographicHeritage/1201254149 an entity of type: MovableCulturalProperty

archivio, professionale, bene semplice, 375 positivi di vario formato (da un massimo di 40x29 cm a un minimo di 10x7 cm). Nel fondo sono presenti stampe all'albumina, stampe alla gelatina bromuro d’argento e alla gelatina cloruro d’argento, stampe al carbone, carte salate, aristotipi, fotomeccaniche (fototipie) e una stampa a colori (FG 346: Roma - Palazzo Zuccari-Hertz, veduta del soffitto di una sala) certamente successiva alla costituzione originale del fondo, misto, La perdita dell'ordinamento originale dato dall'artista ha compromesso in parte la lettura strutturale del fondo. L'ordinamento prescelto segue un criterio prevalentemente tematico, ad eccezione dei materiali di dimensioni maggiori che sono ordinati per formato in scatole separate. La scelta di una suddivisione per temi, che vede l'accostamento di soggetti simili nella stessa scatola conservativa, o la giustapposizione di immagini analoghe sullo stesso supporto, ha sovvertito l'ordine numerico dato in fase di inventariazione
Archivio Gioja di Gioja, Edoardo, Anschütz, Ottomar, Mang, Michele, Rappaini, Giovanni Battista, Fototipia Danesi (XIX-XX) 
Archivio Gioja by Gioja, Edoardo, Anschütz, Ottomar, Mang, Michele, Rappaini, Giovanni Battista, Fototipia Danesi (XIX-XX) 
post 1875-ante 1920 
Archivio Gioja (archivio, bene semplice) 
0001 - 0375 
01254149 
375 
12 
1201254149 
Dopo la morte di Edoardo Gioja (Roma 1862 – Londra 1937), tutto il materiale presente nello studio del pittore nel quartiere londinese di Chelsea (comprendente - oltre le fotografie - mobili, carte, bozzetti, disegni, pastelli e olii) venne imballato e inviato a Roma dove rimase in giacenza nei depositi dello spedizioniere per oltre trent’anni, fino allo scadere dei termini di custodia. Parte dell’Archivio Gioja - un baule contenente disegni, bozzetti, olii, pastelli, fotografie, carte, fogli di taccuino, illustrazioni tratte da riviste, cartoline e inviti di sue mostre - venne battuto all’asta nel 1979 e acquistato prima dall’antiquario Francesco Cirincione e da questi, nel 1980, da Maria Paola Maino, all’epoca direttrice della galleria romana Emporio Floreale. Qui, nel 1981, venne organizzata la mostra a cura di Pasqualina Spadini dal titolo "L’Archivio di Edoardo Gioja: bozzetti, disegni, pastelli, olii, fotografie e riproduzioni dal 1878 al 1913." In occasione dell'evento la Spadini, come Maria Paola Maino e Francesco Cirincione, hanno ricostruito la carriera di Gioja, anche in base alle carte e alle molte riproduzioni fotografiche di opere andate perdute contenute nel baule. Si è cercato inoltre di far chiarezza sul destino della parte londinese dell’archivio, probabilmente andato alle tre figlie dell’artista, Emilia, Attilia e Armida di cui, dal 1913, si sono perse le tracce presumibilmente a causa di un cambiamento di cognome in seguito ad unioni matrimoniali. Inoltre, proprio dal 1913 in avanti, la letteratura italiana riguardo all’artista è sempre più sporadica se non quasi nulla, a causa di un progressivo declino della sua fama in patria. Parte del fondo fotografico venne donato all’ICCD nel 1998 da Maria Paola Maino, direttrice sin dal 1987, insieme a Irene de Guttry, degli Archivi delle Arti Applicate Italiane del XX Secolo (dal 2005 presso il Museo Boncompagni Ludovisi di Roma) e subito confluito nei Fondi Storici dell’Istituto. Il fondo è costituito da due tipologie differenti di immagini: da un lato le stampe funzionali all'attività pittorica, di uso corrente, che non prevedono alcuna cura nella stampa e nella conservazione, e dall'altro le riprese delle opere decorative eseguite da Gioja che presentano invece montaggi professionali, su cartoncini robusti, colorati, con perfetta incollatura sul supporto. Queste sono senz'altro opere dovute a professionisti della fotografia anche se spesso risultano anonime. Si segnala la presenza di una stampa del fotografo polacco Ottomar Anschütz, specializzato nella ripresa di animali e atleti in movimento (colombe, FG 64), che indica un interesse da parte di Gioja per la sperimentazione legata all'attività fotografica e all'abbattimento dei tempi di ripresa 
5/ 1196 
Dopo l'ordinamento e l'inventariazione, nel 2001 è stata avviata la catalogazione del fondo con Scheda F (livello C) da parte della storica dell’arte Gloria Raimondi che ha utilizzato il software T3. Raimondi ha studiato il fondo facendo soprattutto ricerche di carattere bibliografico e storico artistico confluite poi in un articolo su "M.A.FO.S. Comunicazioni" (marzo 2002). Il fondo è stato inoltre interamente digitalizzato ad opera del Laboratorio fotografico dell’ICCD in alta e bassa risoluzione. Le immagini digitali sono confluite nel progetto per un sistema di archiviazione e gestione delle immagini digitali (SAGID) e sono tutte visibili alla pagina http://www.fotografia.iccd.beniculturali.it/index.php?r=collezioni/immagini&fondo=Gioja 
Architettura - Decorazioni - Pittura - Affreschi 
Pittura - Modelli - Figuranti 
Dipinti - Ritratti - Fiori - Animali 
Lazio - Roma - Villa Manzi 
Lazio - Roma - Villino Spalletti 
Pittori - Italia - Sec. 19.-20. - Gioja, Edoardo 
Arti applicate - Arti decorative - Arredi - Ferro battuto 
Architettura residenziale - Ville - Interni 
Famiglie - Gruppi familiari - Ritratti 
Iconografia mitologica - Allegorie 
Lazio - Roma - Villino Ravà delle Rose 
Pittura di paesaggio, Marina  
Lazio - Roma - Palazzo Zuccari Hertz  
375 positivi di vario formato (da un massimo di 40x29 cm a un minimo di 10x7 cm). Nel fondo sono presenti stampe all'albumina, stampe alla gelatina bromuro d’argento e alla gelatina cloruro d’argento, stampe al carbone, carte salate, aristotipi, fotomeccaniche (fototipie) e una stampa a colori (FG 346: Roma - Palazzo Zuccari-Hertz, veduta del soffitto di una sala) certamente successiva alla costituzione originale del fondo 
I positivi sciolti sono stati trattati con sistema di archiviazione pHidoc-Stouls, che consiste in un foglio di poliestere termosaldato ad uno in cartoncino. La stampa viene fissata al supporto sulla parte superiore con carta giapponese. Questo sistema ha il pregio di proteggere, sostenere e permettere la visione diretta dell’oggetto senza alcuna manipolazione. E' possibile inoltre visualizzare anche il verso del positivo grazie al montaggio parziale. Le stampe incollate su supporti originali in cartoncino sono state interfoliate con carta conservazione. Tutti i positivi sono riposti, in senso orizzontale, all'interno di 24 scatole di cartone a ph neutro, tre delle quali di grande formato. Tutti i materiali sono conservati presso i magazzini climatizzati del GFN Archivio Fotografico, prima stanza, parete sinistra 
Pittori - Italia - Sec. 19.-20. - Gioja, Edoardo ; Lazio - Roma - Palazzo Zuccari Hertz ; Lazio - Roma - Villino Ravà delle Rose ; Lazio - Roma - Villino Spalletti ; Lazio - Roma - Villa Manzi ; Architettura residenziale - Ville - Interni ; Architettura - Decorazioni - Pittura - Affreschi ; Pittura - Modelli - Figuranti ; Dipinti - Ritratti - Fiori - Animali ; Iconografia mitologica - Allegorie ; Pittura di paesaggio, Marina ; Arti applicate - Arti decorative - Arredi - Ferro battuto ; Famiglie - Gruppi familiari - Ritratti, Le fotografie eseguite da Gioja sono propedeutiche alle composizioni pittoriche. Egli utilizza il mezzo fotografico per studiare i propri soggetti, per documentare le varie fasi del suo lavoro e per riprodurre le opere concluse. Importanti sono anche le fotografie che documentano tutte le decorazioni andate perdute delle ville e dei palazzi romani dove Gioja ha lavorato tra il 1898 e il 1911. Si tratta dei villini Ravà, Spalletti, Manzi e del Palazzo Zuccari-Hertz. Lo studio delle fotografie ha permesso a Gloria Raimondi di datare la decorazione del soffitto di Palazzo Zuccari (grazie a un’iscrizione a margine di alcuni positivi) al 1906-1907 confermando la vicinanza stilistica con i soffitti del villino Ravà. Che l’artista non guardasse alle fotografie come ad autonome composizioni artistiche lo dimostra la presenza, su una buona percentuale di positivi, di tracce di puntine poste ai lati delle stampe, utilizzate per porle vicino al quadro o al disegno da eseguire. Sono da aggiungere inoltre alcune immagini di valore strettamente privato, con ritratti della moglie e delle figlie durante una vacanza a Capri nel 1910 e in altre situazioni di intimità familiare 
Roma (RM) 
1201254149 
archivio professionale 
proprietà Stato 
Le fotografie eseguite da Gioja sono propedeutiche alle composizioni pittoriche. Egli utilizza il mezzo fotografico per studiare i propri soggetti, per documentare le varie fasi del suo lavoro e per riprodurre le opere concluse. Importanti sono anche le fotografie che documentano tutte le decorazioni andate perdute delle ville e dei palazzi romani dove Gioja ha lavorato tra il 1898 e il 1911. Si tratta dei villini Ravà, Spalletti, Manzi e del Palazzo Zuccari-Hertz. Lo studio delle fotografie ha permesso a Gloria Raimondi di datare la decorazione del soffitto di Palazzo Zuccari (grazie a un’iscrizione a margine di alcuni positivi) al 1906-1907 confermando la vicinanza stilistica con i soffitti del villino Ravà. Che l’artista non guardasse alle fotografie come ad autonome composizioni artistiche lo dimostra la presenza, su una buona percentuale di positivi, di tracce di puntine poste ai lati delle stampe, utilizzate per porle vicino al quadro o al disegno da eseguire. Sono da aggiungere inoltre alcune immagini di valore strettamente privato, con ritratti della moglie e delle figlie durante una vacanza a Capri nel 1910 e in altre situazioni di intimità familiare 

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