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mito di Adone (decorazione pittorica, ciclo) di Siciolante Girolamo (sec. XVI) mito di Adone (decorazione pittorica, ciclo) by Siciolante Girolamo (sec. XVI)
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Il ciclo di affreschi si snoda lungo un fregio che occupa tutte e quattro le pareti. Al centro di ogni parete è rappresentata, entro una cornice, una scena relativa alla vita di Adone, intervallata dalla presenza di figure di divinità rappresentate singolarmente (Venere, Minerva, Diana e la dea Madre) e da decorazioni vegetali con festoni e mascheroni agli angoli
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La prima scena che incontriamo è quella collocata sulla parete est della stanza, dove, in un riquadro, è rappresentata Mirra che viene inseguita da suo padre Cinira. La fanciulla innamoratasi di suo padre, riesce con la complicità della nutrice a trascorrere diverse notti con lui senza che questi ne scoprisse l'identità, ma Cinira smascherato il vergognoso inganno, con l'aiuto di una lampada, insegue Mirra per la stanza brandendo la spada per ucciderla, come mostra l'affresco. Il pittore segue fedelmente quanto narra Ovidio nelle Metamorfosi, operando una vera e propria traduzione dei versi in immagine. L'eroina è rappresentata nuda con le braccia levate al cielo, segno di evidente disperazione, il padre dietro di lei è anch'esso senza vesti e allunga la mano sinistra in avanti per afferrarla, con la destra tiene la spada. Dopo un disperato inseguimento la fanciulla, pentita del vergognoso atto che ha compiuto, implora gli dei che per pietà la trasformano in albero, salvandola dalla furia omicida del padre; questa è la scena che il pittore rappresenta subito dopo l'inseguimento. Seguono nelle altre pareti la rappresentazione dell'amore tra Venere e Adone, la morte del bellissimo fanciullo avvenuta durante una battuta di caccia, e la trasformazione di lui in fiore (chiaro riferimento allo stemma di casa Orsini rappresentato da una rosa a cinque petali). Il ciclo è stato attribuito da Federico Zeri nel 1957 su basi stilistiche a Girolamo Siciolante da Sermoneta, artista di scuola raffaellesca citato da Vasari tra gli aiuti di Perin del Vaga a Castel Sant'Angelo. Con tale attribuzione ha concordato Bruno, che colloca il fregio decorativo negli anni 1553-1555, ossia nel periodo giovanile dell'artista, mentre Hunter ritiene più probabile la datazione 1558-1560. Pagliara ritiene che i committenti degli affreschi fossero i discendenti di Giacomo Orsini ma Di Genova ha proposto che si trattò di un'azione congiunta dei due comproprietari del momento: Paolo Emilio (dalla parte di Lorenzo) e Ottavio (dalla parte di Giacomo). Secondo la medesima studiosa il mito di Adone, giovane morto prematuramente, allude a Oliverotto Orsini e ai due fratelli di Ottavio Orsini morti in età adolescenziale, opinione ripresa da Ilari. Le figure delle divinità interposte tra una scena e l'altra lungo il fregio, sono ispirate a tipi raffaelleschi, la loro successione e collocazione ai lati delle scene della nascita e della morte di Adone segna un ciclo stagionale ben preciso, la cui fonte è rintracciabile nel "De Annis et mensibus" di Lilio Gregorio Giraldi. Secondo l'interpretazione proposta da Ilari, Minerva e Venere poste ai lati della scena con la "Nascita di Adone" segnano l'inizio della Primavera, quando Adone simbolo del Sole rinasce a nuova vita. La Dea Madre posta al alto della scena con la "Morte di Adone" segna l'annuncio dell'estate, cioè i mesi di maggio e di giugno, e il suo pieno splendore, che però implica l'idea della sua decadenza e fa prevedere l'arrivo dell'autunno e dell'inverno simboleggiati da Diana. La scena con la morte di Adone è stata accostata da Bruno alle stampe nordiche cui si deve l'enorme diffusione del raffaellismo e del michelangiolismo in Italia intorno alla metà del sec. XVI. Ciò spiegherebbe, secondo Bruno, sia la stilizzazione frangiata delle fronde arboree, sia "i caratteri prevalentemente intellettualistici, ossia programmaticamente eclettici, dovuti a continui sovrapposti svolgimenti, deduzioni, combinazioni o aggregazioni, comparazioni e sondaggi spesso frigidamente coltivati e condotti". Il fiore raccolto dal putto secondo l'interpretazione di Di Genova simboleggia la rosa, che designa gli Orsini sugli stemmi. Il mito di Adone, legato alla sensualità e all'erotismo, allude alle atmosfere, effimere ed inebrianti, dei ricevimenti dati dagli Orsini nel palazzo. Ilari invece, sottolinenado i punti di contatto che il mito di Adone presenta con la vicenda eroica del barbaro Aldoino, ideale capostipite della casata orsiniana, ritiene che il mito greco adombri un intento autocelebrativo da parte degli Orsini. Interessanti sono i dipinti con i medaglioni posti ai quattro angoli delle pareti della sala in cui, secondo Di Genova e Ilari, i volti raffigurati entro i medaglioni sarebbero da identificare con ritratti di alcuni membri Orsini. Di Genova propone la somiglianza tra un ritratto di Giordano Orsini, attribuito a Tiziano, e il medaglione posto accanto alla scena d'amore tra Afrodite e Adone. Il volto è rappresentato in mezzo a quattro putti: i due superiori sono raffigurati nell'atto di cogliere una rosa (simbolo degli Orsini), mentre quelli inferiori con una mano indicano il medaglione. Lo stesso putto dipinto nel riquadro di Adone e Afrodite punta il suo indice verso il ritratto suddetto e ha lo sguardo fisso sugli spettatori, come se volesse catturare la loro attenzione su quel volto. La scena con la morte di Adone raffigura due momenti diversi: il primo, a sinistra, ritrae Adone (segue in Oss)
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